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venerdì 16 settembre 2016

Tempo di inserimenti

I primi giorni di scuola sono un momento molto emozionante e carico di aspettative, sorprese, significati per tutti colore che hanno dei figli (ed anche per gli insegnanti, ma ne parleremo un'altra volta!). Ma il periodo è particolarmente delicato per le mamme e i papà dei più piccoletti, che si trovano alle prese con l'inserimento al nido oppure alla scuola dell'infanzia.


Che cos'è l'inserimento?

E' un periodo, di solito della durata di una settimana, durante il quale un genitore condivide col suo bimbo del tempo al nido o all'asilo. Il primo giorno resta con lui tutta la mattina, poi la sua compagnia va a scalare, fino a lasciarlo da solo, come sarà per il corso di tutto l'anno scolastico.

E' un'occasione fondamentale per l'ingresso del bambino nel mondo dei grandi. La presenza e vicinanza del genitore fanno da ponte ad una realtà nuova, stimolante, ricca ed anche un pò spaventosa... perchè prima era uno (o poco più) adesso sono in tanti e sconosciuti.

Piacerebbe ad ogni genitore lasciare il proprio bimbo col sorriso sulle labbra... ed è un traguardo a cui si arriva, ma spesso purtroppo c'è da passare prima dalla porta delle lacrimone inconsolabili. Quando questo accade, il genitore teme di aver sbagliato o di star facendo la cosa più sbagliata del mondo, o che quella scuola in particolare non sia adatta. Nella grande maggioranza dei casi (le eccezioni ci sono sempre), non è così. E' solo un drago da affrontare con la consapevolezza che sarà dura ma riusciremo a sconfiggerlo.

Ogni genitore si chiede: cosa posso fare per facilitare le cose? La risposta "giusta" è: farti vedere sereno e tranquillo, sicuro di quello che fai, così che il bambino sappia di poter stare sicuro a sua volta.

Il problema dei manuali di pedagogia e puericultura è che sono scritti per i bambini in generale.. ma di bambini generali non ce n'è neppure uno! Ognuno è unico e irripetibile. Quindi cosa fare? Ascoltare se stessi, ascoltare il bambino.

Come esempio, porto la mia esperienza personale di mamma, non di pedagogista. Invece di farmi vedere serena e sicura di me, non lo ero affatto, oggi ho aspettato 40 minuti prima di lasciare il mio bimbo al nido, rassicurandolo e tenendolo in braccio. Ha pianto pochissimo dopo che sono andata via ed è stato sereno. Forse, oggi, era questo di cui aveva bisogno.

Piccoli accorgimenti

- Non è possibile fingere emozioni che non si hanno, ma è possibile controllare le parole. E' meglio evitare di raccontare davanti al bambino che oggi è andata malissimo, che ha pianto, ecc. Parliamo della scuola solo in termini positivi, ad esempio "ripassando" i nomi dei nuovi amici.

- Ricordiamo che i bambini avanzano a volte con passi da formiva, a volte con passi da elefante, altre ancora fanno il granchio. Ed è tutto nella norma, è lo sviluppo

- "Sfruttiamo" il più possibile le insegnanti: poniamo dubbi, domande, confidiamo le paure ed elaboriamo insieme strategie che possano far sentire a suo agio il bimbo il prima possibile. Un buon rapporto con le maestre ed educatrici è il primo passo, sempre, quando si parla di scuola.

domenica 11 settembre 2016

GIVEAWAY - corrispondenza

Ciao a tutti e bentornati dalle vacanze!

Io trovo che settembre sia il vero inizio di un nuovo anno, molto più di quanto lo sia gennaio. Ci stiracchiamo tornati da luoghi vicini o lontani, riprendiamo in mano il fondotinta perchè la tintarella sta per andarsene, spolveriamo le tazze da tè. La vita riparte, fuori e dentro di noi. E' il mese dei nuovi inizi, delle vecchie abitudini, delle promesse e dei desideri. Si ricomincia da qui, da oggi.

Per ripartire con le attività del blog ho pensato di indire un GIVEAWAY che ha come oggetto un'abitudine decisamente vintage: la corrispondenza.

Oggi è tutto veloce e immediato: smartphone e tablet ci fanno saltare i nervi se, per difficoltà di connessione, ci fanno attendere pochi secondi in più per raggiungere contenuti desiderati. Comunichiamo per immagini, condividendo istanti ed emozioni che non durino più di un click. Non voglio dire che tutto questo sia negativo: siamo noi oggi, è la realtà con la quale conviviamo. Perchè però non lasciarci aperte anche altre strade, altre possibilità? Fare esperienze variegate è sempre un arricchimento: non oziamo su un solo punto di vista!

Per questo vi propongo un qualcosa che risulta sicuramente obsoleto. Cosa potremmo guadagnarci a scrivere una lettera, oggi? 

- Guardando agli aspetti pratici: scrivere migliora la coordinazione manuale fine, allena l'occhio nell'inseguimento della penna favorendo anche la lettura. Scrivere a mano richiede maggiore riflessione rispetto ad una tastiera in quanto il pensiero viene trasferito su carta in maniera meno immediata.

- Scrivere significa lasciare traccia di sè. E' un segno che proviene dalla propria voce interiore, si rende visibile all'altro, porta fuori qualcosa di intimo e personale, rimane per essere riletto... e ammirato. Un messaggio scritto a mano è una piccola opera d'arte perchè racconta emozioni e ne suscita altre.

- Rallentare oggi serve tanto, ad ognuno di noi. Troppo spesso non ci ascoltiamo, non ci guardiamo, non ci riconosciamo più. Il viaggio interiore è spesso lungo e difficile... ma nemmeno il più piccolo passo risulta mai inutile.

- Non è necessario instaurare una vera e propria corrispondenza vecchio stampo. Basta anche un biglietto, una lettera singola. Ma a chi? Il nipote che scrive un messaggio alla nonna, una figlia ad un genitore, una ragazza ad un'amica, ricordarsi di un parente che non si vede da tempo, oppure una lettera a chi vediamo tutti i giorni e rischia perciò di diventare un'abitudine. Immaginate, che bella sorpresa!!

Per promuovere questo esercizio che racchiude così tanto nella sua semplicità, metto  a disposizione i seguenti "strumenti":

- 20 fogli di carta da lettere decorata (formato a4)
- 20 buste bianche
- 2 set di adesivi
- 1 penna
- 1 quaderno
- 1 timbro

COME PARTECIPARE?

-  Diventare lettori fissi di questo blog, cliccando nell'apposito spazio sulla home page e scrivere come commento a questo post PARTECIPO

- Condividere il giveaway su una piattaforma social a scelta (twitter, istagram, facebook, ecc)

- Invitare, taggandole nella condivisione, 3 persone

Il giveaway chiuderà il 20 settembre. 
Assegnerò un numero ad ogni partecipante e dopo questa data estrarrò a sorte il vincitore di tutto il set. Buona fortuna e buon divertimento!

martedì 14 giugno 2016

Il dono del silenzio

Sto leggendo un saggio intitolato "Il dono del silenzio" scritto dal monaco buddista Thich Nhat Hanh. 

Il libro sottolinea l'importanza del silenzio nel senso più ampio del termine. Non solo quindi come pausa da un rumore esterno, udibile con le orecchie, ma anche freno all'incessante rumorìo che viene prodotto nella nostra mente. Molto raramente ci lasciamo riposare, cullati dal silenzio, ed ancor più raramente lasciamo che i nostri bambini rimangano liberi da stimoli esterni continui. Silenzio significa anche smettere di dar voce a pensieri pressanti, ricorrenti, ossessivi, donarci qualche momento al giorno senza televisione, libri, cellulare o qualsiasi altra cosa riempia la nostra mente di qualcosa. La sensazione di vuoto, che immaginiamo in assenza di stimoli, a molti fa paura. Fare spazio però sarebbe importante, per poter lasciar emergere la nostra essenza, per poter essere in grado davvero di dare ascolto a noi stessi (e di conseguenza poi anche agli altri), ai nostri bisogni, alla nostra voce interiore: questo è possibile se dedichiamo anche solo pochi minuti al giorno a farmarci e concentrarci sul nostro respiro

La maggior parte delle persone respira a mala pena. Pochi respiri profondi sono un toccasana contro l'ansia, la stanchezza, la pressione che spesso proviamo (è uno dei principi su cui si basa la meditazione!). Spaventati dal fermarsi, ci raccontiamo che non abbiamo tempo, ma dovremo almeno provare a farci questo prezioso regalo, di riposo autentico, di spazio per idee nuove e tranquillità, lasciando andare i pensieri che ci appesantiscono e accompagnano ogni giorno.

Adesso che sono cominciate le vacanze fioriscono le proposte di centri estivi, campi solari, iniziative di ogni genere che possano riempire il tempo dei bambini finalmente liberi dalla scuola. Per quanto è possibile con gli impegni di lavoro dei genitori, facciamo godere loro un pò di questa libertà, lasciamo provare loro un pò di noia, quella noia che è fertile e prolifica per la fantasia, l'immaginazione, lo spirito di inziativa... senza un tablet pronto a riempire con luci e suoni ogni singolo momento vuoto.

Nella mia attività pedagogica in studio, ho proposto ad un bambino di 8 anni un'esperienza di ascolto del proprio respiro, in silenzio, per la durata di tempo di un minuto. Al termine, il bambino ha detto: "Che bello, non riesco mai ad avere un pò di silenzio, finalmente mi sono riposato un pò".

Semplici dichiarazioni dei nostri bambini delle quali dobbiamo fare tesoro e che ci devono guidare nella pratica educativa di ogni giorno.

(Nell'immagine: il disegno fatto da questo bambino relativo all'esperienza vissuta. Ha delle grandi orecchie perchè era in ascolto con grande attenzione).

mercoledì 4 maggio 2016

In missione!

Ho la fortuna di raccogliere qui nel mio blog una bellissima esperienza fatta da una mia amica: è stata per un lungo periodo di tempo in missione in Indonesia ad occuparsi di bambini dagli 0 ai 3 anni.

Perchè riportare un'esperienza del genere in un blog di pedagogia?

Perchè la pedagogia è azione, è teoria che si fa prassi, si mette alla prova e costruisce teoria nuova. E' un fare in evoluzione, e non c'è esperienza migliore di quella fatta da chi si mette alla prova in prima persona, mettendosi seriamente in gioco!

Ecco l'intervista, buona lettura a tutti!




Dal 10 settembre al 25 ottobre 2015 sono stata in missione Indonesia, presso la Comunità delle Ancelle del Sacro Cuore che hanno una missione nel piccolo villaggio di Borong, sull’isola di Flores. Quest’isola si trova a due ore di aereo da Bali, ed è una delle più povere dell’arcipelago indonesiano: dispone addirittura di una sola strada semi-asfaltata (priva di illuminazione notturna!) che collega tutti i suoi villaggi attraverso montagne e boschi. Gli ospedali sono pochi (per raggiungere il primo sono necessarie anche due ore in auto) e c’è una perenne emergenza idrica e alimentare che coinvolge soprattutto le numerose famiglie che vivono isolate nell’ entroterra.
Piccola curiosità antropologica: sull’isola di Flores fino a circa 50,000 anni fa viveva l’Homo Floresiensis, un ominide appartenente a una specie umana scoperta da poco che fu per un certo periodo contemporanea all’Homo sapiens, insieme all’Homo di Neanderthal!

Che cosa ti ha spinto a scegliere un viaggio del genere?
Il desiderio di andare in missione esiste in me già da quando ero molto piccola, ma non avevo mai pensato seriamente di realizzarlo fino a qualche anno fa, quando il sacerdote della parrocchia che frequento abitualmente è diventato direttore del Centro diocesano missionario di Napoli e ha iniziato a organizzare periodicamente viaggi missionari per giovani della parrocchia in Guatemala e Messico. Sono entrata a far parte anch’io del gruppo missionario e avrei tanto voluto partecipare a quei viaggi ma non potevo per motivi lavorativi… allora, quando per un periodo mi sono trovata libera da impegni e una mia amica suora delle Ancelle del Sacro Cuore mi ha invitata a trascorrere un po’ di tempo nella sua missione in Indonesia, ho colto l’occasione al volo! Sono stata una missionaria “solitaria” ma in compenso ho potuto trascorrere lì più tempo (di solito le missioni di gruppo durano dalle 3 alle 4 settimane, e si svolgono quasi esclusivamente nel mese di agosto).
2. Qual è stato il tuo ruolo all'interno della comunità?
Ho aiutato le aspiranti, le prenovizie e le novizie (tutte ragazze giovanissime, tra i 16 e i 23 anni!) a occuparsi dei bambini nel nido: le suore infatti dispongono sia di una scuola elementare con maestre qualificate sia di un nido per bambini da 0 a 3 anni, figli di persone che non possono occuparsene quotidianamente perché lavorano spesso a diversi chilometri da casa. Cambiavo pannolini, davo il latte, giocavo con i bambini e li cullavo per farli addormentare quando era l’ora del pisolino pomeridiano! Poi ho insegnato inglese e italiano alle ragazze, e questo mi ha consentito di conoscerle meglio e affezionarmi in modo incredibile anche a loro. Peccato essermene dovuta andare proprio quando la comunicazione tra noi stava diventando più agevole! Partecipavo attivamente anche alla vita della comunità e alle attività comuni di preghiera, giardinaggio, cura del convento. Per il loro bene però non ho mai cucinato!
3. Quali emozioni, legate ai ricordi, hai riportato con te a casa?
Non volevo più andarmene! Mi ero così affezionata ai bambini, alle ragazze del convento, alle persone del villaggio…ogni volta che ripenso a loro, al semplice affetto che sono in grado di trasmettere anche se non ti conoscono e a come ti fanno sentire benvenuto e accolto mi viene una nostalgia incredibile e ci tornerei subito! La gioia e l’emozione di stare con i bambini poi era indescrivibile…due neonati di cui mi sono occupata ormai li consideravo quasi figli o fratellini. Poi ho avuto modo di visitare un po’ la splendida Indonesia, e anche i paesaggi che ho visto mi sono rimasti nel cuore.
4. Consiglieresti questo tipo di esperienza? Se sì, a chi rivolgeresti questo consiglio?
Consiglierei quest’esperienza praticamente a tutti. Non ci sono controindicazioni per andare in missione: basta avere un po’ di tempo (3 settimane sono il minimo) e armarsi di buona volontà e spirito d’avventura! Però non bisogna temere di lasciarsi trasformare… perché fidatevi, chi torna da una missione non è la stessa persona che è partita! È un’esperienza forte che tocca nel profondo e influenza per sempre anche la propria vita normale. Comunque ci sono vari tipologie di missione, che dipendono anche dai luoghi in cui ci si reca, e ognuno può scegliere quella che ritiene più adatta a sé anche valutando il proprio spirito di adattamento: l’Indonesia è uno dei posti più tranquilli al mondo perché non ci sono conflitti (a parte qualche problema sporadico nella capitale, che comunque è lontana dai luoghi di missione) e 5 religioni diverse vi convivono in perfetta armonia da secoli; poi non bisogna effettuare vaccinazioni e il cibo è semplice ma molto sano. Certo, non c’è l’acqua corrente calda e ci sono un bel po’ di formiche, ma queste piccole scomodità sono ampiamente compensate dalla bellezza del viaggio e dei rapporti umani costruiti lì. Poi ci sono missioni più “toste” che hanno come scenario luoghi maggiormente pericolosi o disagiati (il Messico è uno di questi, ma anche certi posti dell’Africa), e quelle ovviamente non le consiglierei a chi è alla prima esperienza. Conoscere la lingua locale è un vantaggio ma non è indispensabile per la missione, soprattutto se si conosce almeno l’inglese o se ci si reca in strutture gestite da missionari italiani.
5. Il ricordo più bello?
Difficile sceglierne uno, sono tantissimi…forse però il modo in cui mi guardava uno dei neonati di cui più mi sono presa cura, e il modo in cui sorrideva quando mi vedeva arrivare. Credo sia la più pura espressione d’amore che abbia mai visto. Ma anche il viaggio presso la comunità dei Missionari dei poveri è stato indimenticabile: questi frati, provenienti da tutto il mondo, si occupano dei bambini con deficit mentali che le famiglie abbandonano a sé stessi. Uno di questi bambini (che aveva 11 anni, anche se ne dimostrava 5) all’inizio non voleva neanche guardarmi, poi piano piano si aprì e mi portò per mano a visitare il convento! Non parlava (credo avesse anche qualche problema legato al linguaggio) ma rideva quando gli dicevo qualcosa nel mio indonesiano stentato e capii subito che ormai mi considerava sua “amica”. È stata una bellissima esperienza.

Se potete, partite! Non ve ne pentirete ^^

martedì 5 aprile 2016

Una bella poesia

Se potessi rivivere la mia vita,
cercherei di commettere più errori la prossima volta.
Mi risposerei. Sarei più spensierata
di quanto sia stata in questo viaggio.
Scalerei più montagne, nuoterei in più fiumi
e ammirerei più tramonti.
Avrei più guai reali e meno guai immaginari.
Oh, ho avuto i miei momenti,
ma se potessi rivivere ne avrei di più.
Di fatto, cercherei di non avere altro,
soltanto momenti, uno dopo l'altro...
Coglierei più fiori.

Nadine Stair


Coraggio! C'è ancora tempo ^_^


martedì 23 febbraio 2016

Gruppi di gioco MAMMA E ME

A causa dell'influenza, l'inizio degli incontri MAMMA E ME è stato spostato a giovedì 25 febbraio.

Nei gruppi di gioco è possibile:

- Osservare il proprio bambino durante il gioco e coglierne aspetti che prima non avevamo notato, grazie al confronto costruttivo con le altre mamme e con lo specialista che monitora l'incontro;

- Condividere dubbi e porre domande non solo sul gioco, ma su qualsiasi aspetto che riguarda la quotidianità del bambino: il sonno, la pappa, l'arrivo di un fratellino, ecc. Lo stare insieme è sempre condivisione e quindi ben venga lo spazio per una chiacchierata!

- Giocare insieme al bambino con modalità nuove, prestandogli tutta la nostra attenzione;

- Permettere al bambino di socializzare con gli altri.... e vedere che la mamma può prendere in braccio anche altri bambini!

- Conoscere altre mamme e scoprire che magari le nostre preoccuopazione e difficoltà... sono molto simili a quelle degli altri!

Organizzazione:

- Il primo incontro (giovedì 25 febbraio) è gratuito. Ne seguiranno altri tre al costo di 8 euro l'uno 
(10 euro per chi ha due o più bambini). E' possibile venire ad ogni incontro separatamente, non sono propedeutici (ad esempio, posso scegliere di venire al primo e al terzo, o soltanto al quarto, ecc). 
Ogni incontro ha la durata di 50 minuti durante i quali si alterneranno momenti di gioco guidati a momenti liberi. I bambini potranno giocare con giocattoli non strutturati, con la musica e... fare merenda insieme! (Ovviamente se l'età lo consente)
E' necessaria la prenotazione per assicurare l'organizzazione e suddivisione in piccoli gruppi di massimo 4 bambini.

Per informazioni e prenotazioni : 
Dott.ssa Celenia Ciampa, 338-3164164
mail: celenia.cia@libero.it

Ricevo su appuntamento il mercoledì mattina presso l'Istituto Sant'Andrea di Empoli (Via Pievano Rolando, 8, per appuntamenti: 0571 537064 ) e il giovedì pomeriggio presso lo Studio pedagogico In Via BArtoloni 52, Empoli (sede del corso MAMMA E ME).

venerdì 19 febbraio 2016

Il gioco nei primi mesi di vita

Il gioco è il mezzo con il quale i bambini, sin dalla nascita, si affacciano al mondo. Per loro è di fondamantale importanza per comprendere i propri limiti fisici (dove finisco io, e dove inizia la mamma?), per sperimentare come funziona la realtà intorno a loro, per rapportare armonicamente se stessi all'ambiente

A noi adulti potrà sembrare che un bimbo molto piccolo, di pochi mesi o addirittura appena nato, non sia in grado di giocare... ma questo perchè stiamo sottovalutando la sua attività e le capacità di comprensione che da subito possiede (le quali ovviamente andranno sviluppandosi e affinandosi con la crescita). Un volto che sorride e che fa le smorfie è un primo ottimo modo di giocare: da lì il bambino inizierà a riconoscersi attraverso le espressioni del genitore e tramite le sensazioni che gli comunica. Non passerà molto tempo prima che, in risposta a queste sollecitazioni, inizi a sorridere. E' un primo, importante momento di condivisione, la base per i giochi che verranno in futuro.

Che cos'è, dunque, il gioco nei primi mesi di vita?

E' condivisione, scoperta, libertà. Momenti da condividere con i genitori per sperimentare la loro vicinanza e approvazione. I bambini registrano fin dalla gestazione quelle che sono le emozioni della mamma, aggiungendo in un secondo momento anche quelle del papà; mostrare interesse per i loro giochi ed esserne partecipi li aiuta a costruire la fiducia in se stessi e nel mondo, trasmette messaggi positivi che il bambino recepisce benissimo a livello inconscio e li registra per costruire il proprio bagaglio personale di esperienze ed emozioni (abbiamo un ottimo esempio di questo processo nel film di animazione INSIDE-OUT). 

Per i genitori può essere difficile "partecipare" quando il bimbo è così piccolo da esercitarsi soltanto in giochi molto semplici (ad esempio tirare piccole spinte a pupazzetti appesi nella palestrina). Forse perchè ci aspettiamo di dover fare chissà che cosa, complice il timore di non essere bravi genitori. Invece basta esser-ci. Ovvero essere proprio lì con tutti noi-stessi, corpo e mente. Sorridere, parlare al bimbo, lodarlo per i piccoli traguardi è ben diverso da stargli vicino guardando distrattamente il cellulare o scorrendo informazioni al pc. Che ci piaccia o meno, i bambini sentono molto questa differenza. Ma parlare di cosa con un bimbo di pochi mesi? Raccontare quello che stiamo facendo, recitare filastrocche, raccontare storie, cantare (se siamo stonati, poco importa!). E via libera alla propria fantasia ^_^

Importantissimo però è anche l'aspetto del giocare da soli. 
Di questo parleremo nel prossimo post!

sabato 30 gennaio 2016

Gruppi di gioco: MAMMA E ME

Lo studio Pedagogico dà il via ad un ciclo di 3 incontri di gruppi di gioco pensati per i più piccoli e le loro mamme. I gruppi saranno formati da bimbi di età compresa fra i 3 e 24 mesi, non superando i 4 elementi per ciascun gruppo, in modo che ognuno possa ricevere tutta l'attenzione che merita.

Qual'è lo scopo?
Accompagnare i bambini durante il gioco, facendo emergere atteggiamenti funzionali e non, che i genitori mettono spontaneamente in atto. E' l'occasione per chiarire i dubbi, confrontarsi con altri genitori, far domande riguardo difficoltà nella gestione del tempo col piccolo. A volte può rivelarsi difficile giocare o intrattenere un bambino di pochi mesi, ed è utile riflettere insieme accompagnati da un esperto per selezionare i comportamenti idonei, a misura di ciascun bambino. Non ci sono regole prefabbricate che possano andare bene per tutti, ma è possibile costruire percorsi personalizzati di crescita condivisa fra bambino e genitore.

Come sono organizzati?
Sono incontri brevi, della durata massima di 50 minuti, per far sì che non siano fonte di stress per i bambini (orari e durata sono da concordare per ogni singolo gruppo, con flessibilità). I bambini potranno giocare liberi, muoversi, ascoltare la musica, fare merenda insieme.

Quali sono le linee guida che seguiremo?
Non mi stancherò mai di ripetere che ogni bimbo è una persona unica, con bisogni e necessità proprie. Possiamo però generalizzare quattro linee guida di comportamento che possono rivelarsi utili per i genitori.

1- Fare un passo indietro: è fondamentale prima di tutto osservare il prorpio bambino per poterne capire e conoscere richieste e bisogni

2- Incoraggiare a esplorare: stanno vivendo la loro fase di consocenza del mondo, sono piccoli scienziati!

3- Porre dei limiti: sono indispensabili per la loro sicurezza e permettono di farli sentire protetti.

4- Lodare: sgridare non è sufficiente per educare! I progressi vanno sottolineati

Gioedì 18 febbraio ci sarà un incontro introduttivo gratuito e senza impegno. Saranno chiariti gli obiettivi e le modalità del corso, inoltre decideremo insieme gli orari migliori per venire incontro alle famiglie e ai bambini.
E' necessaria la prenotazione al 338- 3164164


domenica 10 gennaio 2016

Bebè e manuali

Durante la gravidanza, per ingannare il tempo nei noiosi periodi da trascorrere a casa, ho letto alcuni manuali di puericultura e psicologia pre e post parto. Non ne ho finito quasi nessuno perchè in questo genere di libri credo poco: utili quando danno informazioni oggettive (ad esempio lo sviluppo del feto nelle varie settimane di gestazione), troppo "rigidi" quando descrivono le strade quasi obbligate da prendere una volta che il bimbo è nato.

Avendone sbirciati diversi mi sono fatta un'idea su quanto si trovi in giro a questo proposito. Fra tutti ce ne sono due che mi hanno favorevolmente colpita. Il primo, per le mamme ancora in attesa, è "Il bambino non è un elettrodomestico", di Giuliana Mieli.

La descrizione tratta da macrolibrarsi.it :

"Non c'è un manuale per la corretta educazione di un figlio. Non si può "impostare il programma" come si fa con un elettrodomestico e lasciarlo alla sua crescita naturale. Un bambino va seguito giorno per giorno, con attenzione continua e disponibilità al cambiamento. Siamo però una società che ignora e trascura gli affetti. A partire da questa constatazione l'autrice, in una narrazione ironica e aneddotica ma insieme di grande rigore intellettuale, descrive le tappe della maturazione affettiva dell'individuo e propone una riflessione sull'origine di una disattenzione filosofica e scientifica che può avere conseguenze gravi per il futuro della nostra società.
La risposta ai bisogni affettivi di base è infatti una condizione biologica ineludibile per la sopravvivenza della specie: l'averlo trascurato si riflette non solo nella sofferenza psichica dilagante ma anche nelle difficoltà che sempre di più accompagnano la maternità."

Mi è piaciuto molto perchè non la pretesa nè di guidare i comportamenti nè di insegnare niente. E' "semplicemente" una riflessione su come non esistano (appunto!) manuali che possiamo seguire alla lettera per crescere un bimbo, ma solo affetto e attenzioni guidate dall'istinto, dal sapere personale, dal rapporto che si crea col bimbo stesso. Ampio spazio viene dato alla descrizione delle emozioni in cui molte mamme potranno ritrovarsi.


Il secondo è invece un libro che ha molte pretese manualistiche. Non è un solo libro, ma due volumi. "Il linguaggio segreto dei neonati" e "Il linguagigio segreto dei bambini" (da 1 a 3 anni) di Tracy Hogg. Queste sono vere e proprie guide. L'autrice, un'infermiera che dopo aver lavorato nell'ambito della disabilità, ha avuto numerosissime esperienze di puericultrice, condivide le sue conoscenze acquisite sul campo ragguppandole in metodologie chiare e precise. Ma ricorda costantemente che non esistono libri di istruzioni o regole universalmente valide, che ogni strategia va calata nel proprio contesto. Mi sono piaciuti questi libri perchè sono ricchi di tattiche pratiche. Poco flessibili, è vero, ma credo che una lettura critica che mira a prendere quello che può servire e lasciare il resto possa rivelarsi davvero molto utile. Tracy Hogg suggerisce continuamente e soprattutto di ossservare e ascoltare il proprio figlio. Non credo ci possa essere suggerimento migliore.

venerdì 4 dicembre 2015

Calendario dell'Avvento a scuola

Per Natale e il periodo che lo precede le idee da realizzare a casa o a scuola con i bimbi sono davvero tante!

Io quest'anno ho deciso di lavorare su due canzoni natalizie da proporre al consueto concerto , dalle quali ho tratto ispirazione anche per la creazione di un calendario dell'Avvento. Ho scelto due melodie poco conosciute, per contrastare con quelle che tutti i bambini conoscono benissimo e poter proporre loro invece qualcosa di nuovo e maggiormente stimolante.

Le canzoni sono "Uomo di neve" e "La conta che si canta" del gruppo Sulutumana.

Uomo di neve:
http://www.youtube.com/watch?v=3z9s0Jk4I84

La conta che si canta:
http://www.youtube.com/watch?v=zHXH8VxmGR8

La seconda ha riscosso particolare successo con i bambini, i quali hanno deciso di riprodurre anche i gesti che il cantante fa nel video nel momento del ritornello. L'hanno imparata tutta con grande velocità, nonostante non sia affatto semplice, quindi abbiamo deciso di usarla anche per creare il Calendario dell'Avvento.

E' una tipologia di lavoretto molto semplice che non richiede più di un'ora e mezza di lavoro, applicabile a tutte le classi della scuola primaria (ed anche con i più grandi della scuola dell'infanzia).

Ogni bambino deve illustrare un verso della conta che rispecchia una delle caselline del mese di dicembre (ad es. " 1 di dicembre mamma come son contento", "con 2 dita appendo il calendario dell'avvento", ecc). Il disegno viene fatto su un foglio A4. Succissivamente ogni bambino ricopre di colla vinilica una molletta di legno per panni e la decora con brillantini e un cartellino con il numero corrispondente.

In classe ho appeso un filo di lana che corre per lalunghezza di una parete. Ogni giorno verrà appeso il disegno corrispondente alla data, fino al riempimento completo del filo. 

Ecco le parole della canzone:

Uno di dicembre mamma come son contento
Con due dita appendo il calendario dell’avvento
Tre Re Magi e tre cammelli stanno alla finestra
Quattro gatti saltano la zuppa e la minestra

Cinque le vocali che fioriscon nelle aiuole
Sei tu sei la neve che mi abbaglia più del sole
Sette sono i giorni per far una settimana
Otto volte russa il nonno sopra l’ottomana

Nove vecchie macchie da lavare sul maglione
Dieci ceci cuoci com’è buono il minestrone
Undici segreti che un dì ci riveleremo
Dodici gli apostoli che apposta li contiamo


La neve fiocca l’orologio scocca
la mezzanotte: buon Natale a voi!
rotola in bocca una filastrocca
una conta che si canta, cantala con noi


Tredici fortune cadono di venerdì
Quattordici piume fan volare il colibrì
Quindici minuti per stirare la camicia
Se dici solletico mi viene la galicia

Diciassette i ponti che scavalcano il ruscello
E diciotto i monti che hanno neve per cappello
Diciannove bacche ha il vischio appeso al mio portone
Venti freschi venti fischiano questa canzone

Son ventuno i passi che fin qui mi hanno portato
Ventidue le suole che per farli ho consumato
Ventitré le ore col cappello alla sghimbescia
Ventiquattro i giorni che ho contato alla rovescia

Infine, per augurare ad ognuno di voi un sereno periodo dell'Avvento, ecco una bella citazione di Papa Francesco:

 Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme! (Papa Francesco)

martedì 10 novembre 2015

Settimana dell'affido

Dal 17 al 20 novembre si svolgerà la settimana per l'affido: una pratica forse ancora troppo poco conosciuta, ma importantissima.

L'affido per un bambino significa avere in dono una seconda possibilità.

Significa sperimentare che la sua realtà personale non è la sola possibile; proporgli attraverso l'esperienza che esiste anche una vita migliore, una quaotidianità nuova dove ci sono spazi, persone, occasioni che gli permettono di trovare serenità e sorriso, tornando poi in un secondo momento in una famiglia ferita ma affincata  e sostenuta da una rete di aiuti professionali, arricchito da nuove consapevolezze e progettualità.

La vita non si ferma alla porta di casa, ma prosegue oltre. Dove ci sono stati squilibri, mancanze, problematiche magari gravi è sempre possibile riparare. Grazie a coloro che decidono di intraprendere questa avventura e concedono il dono più grande: se stessi nell'essere una famiglia.

A Empoli e dintorni tanti eventi ed iniziative per celebrare questa settimana speciale!




sabato 7 novembre 2015

Alziamo gli occhi dagli smartphone... al cielo

Da pochi giorni è "venuto alla luce" del web un nuovo blog che ritengo possieda grande potenziale pedagogico, anche se tratta di tutt'altro. Il suo nome è ONE YEAR OF SKY.

http://oneyearofsky.blogspot.it/

Di cosa si tratta?
Dalla presentazione della sua autrice:

"Ciao a tutti, voglio condividere con voi un progetto al quale sto lavorando in questi giorni: sto preparando un blog dedicato al cielo!
Lo inagurerò il 1. Novembre, e per un anno intero inserirò una foto al giorno del cielo.
Ma voglio fare di più: voglio aprire questo progetto a chiunque sia interessato a partecipare!
Scattate una foto al cielo e inviatemela, corredata del vostro nome (se volete, o uno pseudonimo se preferite, o niente se non avete voglia, ma mi piacerebbe assegnare a ciascuno i crediti per le sue foto) e il nome del luogo in cui l'avete scattata. Sarebbe un di più avere anche l'ora, perché siccome ho conoscenze sparse a diverse latitudini mi piacerebbe vedere come cambia il cielo anche nello spazio-tempo!
Una volta che mi avrete inviato la foto io la pubblicherò nel post del giorno relativo, insieme ai dati che avrete allegato.
Idealmente il progetto terminerà il 31 ottobre 2016."

Attualmente siamo tutti, chi più chi meno, sempre più inclini a tenere la testa piegata verso il basso e lo sguardo concentrato sulla luce dello smartphone: quando per lavoro, quando per passatempo, quando per staccare la spina dai pensieri di routine... ma ripiegandoci così su noi stessi e sul nostro "da fare" rischiamo di perderci molto di ciò che ci circonda ogni giorno: persone, rapporti, emozioni, scambi, confronti, esperienze più reali di quelle che la rete può offrirci. 

Quindi, drasticamente, cosa c'è di meglio per invertire la rotta che alzare gli occhi al cielo? Ci accorgeremo così che è una splendida giornata, oppure che il profilo nero di alcuni alberi si staglia contro un tramonto rosato, o che la nebbia può causarci una malinconia più "genuina" di quella che ricaviamo da un link trovato su facebook. 

Nell'era della condivisione, è bello porre attenzione al cielo, trovare lo scorcio che più ci fa emozionare (perchè ci rappresenta?) e condividerlo con altri che in posti diversi sono come noi col naso finalmente per aria. 

La validità pedagogica sta nel dare attenzione al QUI E ORA. Niente più della natura può spingerci a vivere e godere dell'attimo presente. Una cura infallibile contro ansia, brutti pensieri, angoscia e tristezza.
 

domenica 25 ottobre 2015

Aspettando Halloween: la paura è catartica

Condivido qui sul mio blog un brevissimo saggio che ho allegato al mio libro per bambini "La strega e il segreto del ladro". Siamo vicini ad Halloween, e la paura è un elemento che ci regala moltissimo materiale sul quale riflettere.

<<Sono certa che la paura sia catartica.
Le fiabe lo dimostrano da sempre: nate nella notte dei tempi, passate di bocca in bocca fino ad essere suggellate dalla parola scritta, usano i simboli per parlare direttamente all’inconscio. Noi non abbiamo bisogno di capire, la parte più ancestrale che portiamo dentro riceve i messaggi forti e chiari su temi importanti, universali, che riguardano ognuno di noi da sempre.
Un linguaggio così espresso non può che essere accolto al volo dai bambini. Ciò che li spaventa davvero è rappresentato dalle cose che non capiscono, quelle che magari nessun adulto spiega loro. L’ignoto e il non detto rischiano di diventare tabù, di ingigantirsi e trasformarsi in veri pericoli. Le paure sbiadiscono ogni volta che vengono affrontate e non c’è niente di più sicuro che farlo all’interno di una storia. Ciò che angoscia allo stesso tempo incuriosisce: i bambini sono piccoli ricercatori della vita, studiano e analizzano tutto quello che viene loro offerto, ma un posto d’onore lo hanno le emozioni. Talvolta si presentano ingombranti e ingestibili, affrontarle è l’obbligo morale del genitore il quale non può essere una figura onnisciente che sempre sa cosa fare, ma disponibile ad accompagnare anche nella notte più scura, quella del cuore.
I mostri gettano la luce sull’inconscio: attrezzano il soggetto a vivere con le proprie ombre. Non è possibile cancellarle, dannoso è nasconderle. Per questo le storie di paura, per tutte le età, non producono una reale angoscia bensì rassicurazione. Concentrarsi sulla storia di un altro, che magari ricorda la propria, distrae la mente dalle ansie, dà un volto ai pensieri… e tutto ciò che ha un volto è molto meno orrorifico di quello che rimane nascosto dietro un cappuccio.>>

(Dall'appendice de "La strega e il segreto del ladro", Celenia Ciampa, Siska Editore)