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domenica 11 settembre 2016

GIVEAWAY - corrispondenza

Ciao a tutti e bentornati dalle vacanze!

Io trovo che settembre sia il vero inizio di un nuovo anno, molto più di quanto lo sia gennaio. Ci stiracchiamo tornati da luoghi vicini o lontani, riprendiamo in mano il fondotinta perchè la tintarella sta per andarsene, spolveriamo le tazze da tè. La vita riparte, fuori e dentro di noi. E' il mese dei nuovi inizi, delle vecchie abitudini, delle promesse e dei desideri. Si ricomincia da qui, da oggi.

Per ripartire con le attività del blog ho pensato di indire un GIVEAWAY che ha come oggetto un'abitudine decisamente vintage: la corrispondenza.

Oggi è tutto veloce e immediato: smartphone e tablet ci fanno saltare i nervi se, per difficoltà di connessione, ci fanno attendere pochi secondi in più per raggiungere contenuti desiderati. Comunichiamo per immagini, condividendo istanti ed emozioni che non durino più di un click. Non voglio dire che tutto questo sia negativo: siamo noi oggi, è la realtà con la quale conviviamo. Perchè però non lasciarci aperte anche altre strade, altre possibilità? Fare esperienze variegate è sempre un arricchimento: non oziamo su un solo punto di vista!

Per questo vi propongo un qualcosa che risulta sicuramente obsoleto. Cosa potremmo guadagnarci a scrivere una lettera, oggi? 

- Guardando agli aspetti pratici: scrivere migliora la coordinazione manuale fine, allena l'occhio nell'inseguimento della penna favorendo anche la lettura. Scrivere a mano richiede maggiore riflessione rispetto ad una tastiera in quanto il pensiero viene trasferito su carta in maniera meno immediata.

- Scrivere significa lasciare traccia di sè. E' un segno che proviene dalla propria voce interiore, si rende visibile all'altro, porta fuori qualcosa di intimo e personale, rimane per essere riletto... e ammirato. Un messaggio scritto a mano è una piccola opera d'arte perchè racconta emozioni e ne suscita altre.

- Rallentare oggi serve tanto, ad ognuno di noi. Troppo spesso non ci ascoltiamo, non ci guardiamo, non ci riconosciamo più. Il viaggio interiore è spesso lungo e difficile... ma nemmeno il più piccolo passo risulta mai inutile.

- Non è necessario instaurare una vera e propria corrispondenza vecchio stampo. Basta anche un biglietto, una lettera singola. Ma a chi? Il nipote che scrive un messaggio alla nonna, una figlia ad un genitore, una ragazza ad un'amica, ricordarsi di un parente che non si vede da tempo, oppure una lettera a chi vediamo tutti i giorni e rischia perciò di diventare un'abitudine. Immaginate, che bella sorpresa!!

Per promuovere questo esercizio che racchiude così tanto nella sua semplicità, metto  a disposizione i seguenti "strumenti":

- 20 fogli di carta da lettere decorata (formato a4)
- 20 buste bianche
- 2 set di adesivi
- 1 penna
- 1 quaderno
- 1 timbro

COME PARTECIPARE?

-  Diventare lettori fissi di questo blog, cliccando nell'apposito spazio sulla home page e scrivere come commento a questo post PARTECIPO

- Condividere il giveaway su una piattaforma social a scelta (twitter, istagram, facebook, ecc)

- Invitare, taggandole nella condivisione, 3 persone

Il giveaway chiuderà il 20 settembre. 
Assegnerò un numero ad ogni partecipante e dopo questa data estrarrò a sorte il vincitore di tutto il set. Buona fortuna e buon divertimento!

martedì 14 giugno 2016

Il dono del silenzio

Sto leggendo un saggio intitolato "Il dono del silenzio" scritto dal monaco buddista Thich Nhat Hanh. 

Il libro sottolinea l'importanza del silenzio nel senso più ampio del termine. Non solo quindi come pausa da un rumore esterno, udibile con le orecchie, ma anche freno all'incessante rumorìo che viene prodotto nella nostra mente. Molto raramente ci lasciamo riposare, cullati dal silenzio, ed ancor più raramente lasciamo che i nostri bambini rimangano liberi da stimoli esterni continui. Silenzio significa anche smettere di dar voce a pensieri pressanti, ricorrenti, ossessivi, donarci qualche momento al giorno senza televisione, libri, cellulare o qualsiasi altra cosa riempia la nostra mente di qualcosa. La sensazione di vuoto, che immaginiamo in assenza di stimoli, a molti fa paura. Fare spazio però sarebbe importante, per poter lasciar emergere la nostra essenza, per poter essere in grado davvero di dare ascolto a noi stessi (e di conseguenza poi anche agli altri), ai nostri bisogni, alla nostra voce interiore: questo è possibile se dedichiamo anche solo pochi minuti al giorno a farmarci e concentrarci sul nostro respiro

La maggior parte delle persone respira a mala pena. Pochi respiri profondi sono un toccasana contro l'ansia, la stanchezza, la pressione che spesso proviamo (è uno dei principi su cui si basa la meditazione!). Spaventati dal fermarsi, ci raccontiamo che non abbiamo tempo, ma dovremo almeno provare a farci questo prezioso regalo, di riposo autentico, di spazio per idee nuove e tranquillità, lasciando andare i pensieri che ci appesantiscono e accompagnano ogni giorno.

Adesso che sono cominciate le vacanze fioriscono le proposte di centri estivi, campi solari, iniziative di ogni genere che possano riempire il tempo dei bambini finalmente liberi dalla scuola. Per quanto è possibile con gli impegni di lavoro dei genitori, facciamo godere loro un pò di questa libertà, lasciamo provare loro un pò di noia, quella noia che è fertile e prolifica per la fantasia, l'immaginazione, lo spirito di inziativa... senza un tablet pronto a riempire con luci e suoni ogni singolo momento vuoto.

Nella mia attività pedagogica in studio, ho proposto ad un bambino di 8 anni un'esperienza di ascolto del proprio respiro, in silenzio, per la durata di tempo di un minuto. Al termine, il bambino ha detto: "Che bello, non riesco mai ad avere un pò di silenzio, finalmente mi sono riposato un pò".

Semplici dichiarazioni dei nostri bambini delle quali dobbiamo fare tesoro e che ci devono guidare nella pratica educativa di ogni giorno.

(Nell'immagine: il disegno fatto da questo bambino relativo all'esperienza vissuta. Ha delle grandi orecchie perchè era in ascolto con grande attenzione).

lunedì 25 aprile 2016

Bibliografie per genitori

Al ciclo di incontri sul benessere a scuola che ho recentemente condotto nelle biblioteche del circondario Empolese-Valdelsa, le biblioteche hanno allegato interessantissime bibliografie contenenti libri presenti nel circuito della rete Reanet, ovvero ottenibili in prestito da qualsiasi biblioteca del circondario, anche se appartenenti ad altri comuni. Riporto alcuni dei volumi consigliati, in quanti li ritengo preziosi spunti di riflessioni. (Suddivisi per argomenti).

ESSERE GENITORI OGGI
Albani, Maiolo, "Si fa come dico io. L'equilibrio del potere fra genitori e figli"
Astrei, Bevere, Diano, "Gli errori di mamma e papà. Guida pratica per non sbagliare più"
Carter-Scott, "Se per la mamma è un'avventura, ecco la mappa"
Sellenet, "Nuovi papà... bravi papà"

DOLCE ATTESA
Kitzinger, "Gravidanza e parto"
Gonzalez, "Un dono per tutta la vita. Guida all'allattamento materno"
Stoppard, "Innamorarsi del pancione. Come coccolare il proprio piccolo prima della nascita"
West, "Gravidanza e parto secondo natura"

ASCOLTARE I BAMBINI
Mick, Brita, "E io dove stavo?"
Lemish, "I bambini e la tv"
Oliverio Ferraris, "La sindrome di Lolita. Perchè i nostri figli crescono troppo in fretta"
Purper- Ouakil. "Bambini tiranni?"
Samalin, "Amare senza viziare"

BENESSERE
Perelli, Valiserra, "Insegnare danza ai bambini"
Tordjman, "I denti a piccoli passi"
Valpiana, "L'alimentazione naturale dei bambini"

L'ETA' INCERTA: L'ADOLESCENZA
Cyrulnik, "Il coraggio di crescere"
Pietropolli Charmet, "Adolescenza. Istruzioni per l'uso"
Rogge, "Vietato entrare"
Strauch, "Capire un adolescente: come cambia il cervello dei ragazzi fra i tredici e i diciotto anni"

TEMI DELICATI: BULLISMO, VIOLENZA, PEDOFILIA
Camarca, Parsi, "S.O.S. pedofilia. Parole per uccidere l'orco"
Fiumi, "La feroce gioventù. In un paese violento senza più maestri"
Oliverio Ferraris, "Piccoli bulli crescono. Come impedire che la violenza rovini la vita ai nostri figli."
Parsi, "Più furbi di Cappuccetto Rosso. Suggerimenti a bambini, genitori, educatori su come affrontare la pedofilia"
Pellai, "Le parole non dette. Come insegnanti e genitori possono aiutare i bambini a prevenire l'abuso sessuale"

APPRENDIMENTO SCOLASTICO E PROMOZIONE DELLA LETTURA
Berto, "I bambini vanno a scuola. Trepidazione, attese, paure.: come aiutare i figli a vivere questa esperienza?"
Bettelheim, Zelan, "Imparare a leggere: come affascinare i bambini con le parole"
Denti, "Come far leggere i bambini"
Levine, "I bambini non sono pigri. Come stimolare la voglia di studiare"
Valentino, Tognolini, "Leggimi forte"

martedì 5 aprile 2016

Una bella poesia

Se potessi rivivere la mia vita,
cercherei di commettere più errori la prossima volta.
Mi risposerei. Sarei più spensierata
di quanto sia stata in questo viaggio.
Scalerei più montagne, nuoterei in più fiumi
e ammirerei più tramonti.
Avrei più guai reali e meno guai immaginari.
Oh, ho avuto i miei momenti,
ma se potessi rivivere ne avrei di più.
Di fatto, cercherei di non avere altro,
soltanto momenti, uno dopo l'altro...
Coglierei più fiori.

Nadine Stair


Coraggio! C'è ancora tempo ^_^


mercoledì 16 dicembre 2015

Perchè uno sportello pedagogico a scuola?


Il colloquio pedagogico clinico ha come obiettivo quello di guidare la persona (insegnante o genitore) nella riflessione volta a ristabilire l’equilibrio in situazioni di difficoltà. 

Un sostegno per organizzare una didattica inclusiva, per affiancare il figlio in momenti complessi della crescita, per affrontare disagi e sofferenze che hanno origine nell’ambiente scolastico o nel processo di apprendimento, per risollevare da stati di insicurezza e scarsa autostima, per superare momenti di forte stress. 

Il vero apprendimento avviene soltanto se il bambino ha un background di equilibrio psico-fisico e vive l’esperienza scolastica serenamente, con interesse e curiosità nella scoperta di nuove competenze e potenzialità. 

Compito di tutti coloro che lo accompagnano in questo percorso è dargli una concreta possibilità di sviluppo, basata sul benessere e sulla fiducia nelle proprie possibilità. E’ fondamentale perciò valorizzare i punti di forza e non focalizzarsi solo sul problema, sulla diagnosi o sulla “classificazione”. Ogni bambino è una persona complessa che necessita di ascolto e di tutta la nostra attenzione.

Non ci sono "regole" da seguire o indicazioni che possano essere universalmente valide. Ogni persona ha i propri bisogni, le proprie necessità: il pedagogista è un sostegno nella riflessione, perchè ognuno possa autonomamente trovare la propria risposta, la scelta giusta per se stesso, per i propri figli, per i propri alunni.

 

lunedì 30 novembre 2015

Giveaway pedagogico natalizio

Il blog "I colori della pedagogia" coglie l'occasione dell'avvicinarsi delle feste natalizie per fare un pò di promozione alla lettura. Quando è tempo di regali è bello ricordarsi dei libri: sono doni speciali, che parlano di noi alla persona a cui vengono dati, servono per portare all'altro anche qualcosa di molto intimo e personale.

Sono regali pensati, scelti, sono messaggi carichi di significato.

Per questo ho pensato di festeggiare con voi invitandovi a leggere.

Inizia oggi il nostro primo giveaway pedagogico!

In regalo potrete ricevere il libro "IL MISTERO DEL LONDON EYE", di Siobhan Dowd, il quale ha ricevuto nel 2011 il premio Andersen come "Miglior libro oltre i 12 anni".


Si parla di un ragazzo speciale, con un metodo di decodifica della realtà tutto particolare, personale, altri punti di vista: una bella ricchezza da condividere!
fuori dagli schemi della nostra "normalità". Conoscere e capire

Come si partecipa?

1. Commentate questo post scrivendo "partecipo" ed aggiungendo il vostro indirizzo mail nel messaggio, così che io possa contattarvi subito in caso di vincita (oppure se preferite mandatemi l'indirizzo mail tramite messaggio privato)

2. Condividete questo post su un social network a vostra scelta fra: google+, twitter o facebook

3. Mettete "mi piace" allapagina facebook relativa a questo blog:
 https://www.facebook.com/icoloridellapedagogia/?ref=bookmarks

Le iscrizioni saranno chiuse martedì 8 dicembre e l'estrazione avverrà tramite sorteggio casuale fra i partecipanti.

Buon divertimento e buone letture ^_^
Ted, Kat e Salim, tre ragazzi. I primi due sono fratelli, l’ultimo è il cugino. Siamo a Londra, ai nostri giorni; Salim è arrivato in visita con la madre in casa degli zii. Non si vedono da qualche anno e l’atmosfera è piuttosto tesa; la madre di Salim è divorziata e non ha buoni rapporti con la sorella, madre di Ted e Kat. La prima cosa che i ragazzi decidono di andare a vedere è il London Eye, la grande ruota panoramica della città. Per uno strano caso Salim sale da solo sulla ruota: sono le 11.32 del 24 maggio, come annota Ted. Da quel momento i cugini e i familiari non sapranno più nulla di lui. Costretti a chiamare la polizia e, in seguito, anche la stampa per fare un appello agli eventuali rapitori, vivono giorni di angoscia e di disperazione, senza avere mai notizie certe. Le ricerche della polizia proseguono, ma anche Ted e Kat si danno da fare...
Il bellissimo Il mistero del London Eye è un libro perfettamente riuscito dal punto di vista narrativo: cattura il lettore fin dalle prime pagine, scorre senza intoppi e il livello di  tensione si mantiene alto fino alla fine. In apparenza, le giornate si susseguono senza cha accada nulla di rilevante, in realtà sempre più dettagli vanno a completare il puzzle della scomparsa di Salim. La voce narrante è Ted, ragazzo diverso dagli altri, di cui però non si nomina mai chiaramente la disabilità, anche se ne vengono descritte le caratteristiche: ha una passione sfrenata per la meteorologia, indossa l’uniforme scolastica anche quando è in vacanza, porta la stessa camicia se la madre non provvede, e non ha amici. Ma soprattutto, non conosce il linguaggio del corpo, non capisce la mimica facciale e non sa decodificare le emozioni di chi gli sta vicino, né cogliere il senso di una metafora. Non sa nemmeno dire le bugie. Il suo cervello gira su di un sistema operativo totalmente diverso da quello delle altre persone. E sarà proprio lui, alla fine, ad arrivare alla soluzione del mistero. - See more at: http://www.mangialibri.com/bambini-ragazzi/il-mistero-del-london-eye#sthash.TKdM8pLs.dpuf
Ted, Kat e Salim, tre ragazzi. I primi due sono fratelli, l’ultimo è il cugino. Siamo a Londra, ai nostri giorni; Salim è arrivato in visita con la madre in casa degli zii. Non si vedono da qualche anno e l’atmosfera è piuttosto tesa; la madre di Salim è divorziata e non ha buoni rapporti con la sorella, madre di Ted e Kat. La prima cosa che i ragazzi decidono di andare a vedere è il London Eye, la grande ruota panoramica della città. Per uno strano caso Salim sale da solo sulla ruota: sono le 11.32 del 24 maggio, come annota Ted. Da quel momento i cugini e i familiari non sapranno più nulla di lui. Costretti a chiamare la polizia e, in seguito, anche la stampa per fare un appello agli eventuali rapitori, vivono giorni di angoscia e di disperazione, senza avere mai notizie certe. Le ricerche della polizia proseguono, ma anche Ted e Kat si danno da fare...
Il bellissimo Il mistero del London Eye è un libro perfettamente riuscito dal punto di vista narrativo: cattura il lettore fin dalle prime pagine, scorre senza intoppi e il livello di  tensione si mantiene alto fino alla fine. In apparenza, le giornate si susseguono senza cha accada nulla di rilevante, in realtà sempre più dettagli vanno a completare il puzzle della scomparsa di Salim. La voce narrante è Ted, ragazzo diverso dagli altri, di cui però non si nomina mai chiaramente la disabilità, anche se ne vengono descritte le caratteristiche: ha una passione sfrenata per la meteorologia, indossa l’uniforme scolastica anche quando è in vacanza, porta la stessa camicia se la madre non provvede, e non ha amici. Ma soprattutto, non conosce il linguaggio del corpo, non capisce la mimica facciale e non sa decodificare le emozioni di chi gli sta vicino, né cogliere il senso di una metafora. Non sa nemmeno dire le bugie. Il suo cervello gira su di un sistema operativo totalmente diverso da quello delle altre persone. E sarà proprio lui, alla fine, ad arrivare alla soluzione del mistero. - See more at: http://www.mangialibri.com/bambini-ragazzi/il-mistero-del-london-eye#sthash.TKdM8pLs.dpuf
Traduzione di: 
Traduzione di: 

sabato 7 novembre 2015

Alziamo gli occhi dagli smartphone... al cielo

Da pochi giorni è "venuto alla luce" del web un nuovo blog che ritengo possieda grande potenziale pedagogico, anche se tratta di tutt'altro. Il suo nome è ONE YEAR OF SKY.

http://oneyearofsky.blogspot.it/

Di cosa si tratta?
Dalla presentazione della sua autrice:

"Ciao a tutti, voglio condividere con voi un progetto al quale sto lavorando in questi giorni: sto preparando un blog dedicato al cielo!
Lo inagurerò il 1. Novembre, e per un anno intero inserirò una foto al giorno del cielo.
Ma voglio fare di più: voglio aprire questo progetto a chiunque sia interessato a partecipare!
Scattate una foto al cielo e inviatemela, corredata del vostro nome (se volete, o uno pseudonimo se preferite, o niente se non avete voglia, ma mi piacerebbe assegnare a ciascuno i crediti per le sue foto) e il nome del luogo in cui l'avete scattata. Sarebbe un di più avere anche l'ora, perché siccome ho conoscenze sparse a diverse latitudini mi piacerebbe vedere come cambia il cielo anche nello spazio-tempo!
Una volta che mi avrete inviato la foto io la pubblicherò nel post del giorno relativo, insieme ai dati che avrete allegato.
Idealmente il progetto terminerà il 31 ottobre 2016."

Attualmente siamo tutti, chi più chi meno, sempre più inclini a tenere la testa piegata verso il basso e lo sguardo concentrato sulla luce dello smartphone: quando per lavoro, quando per passatempo, quando per staccare la spina dai pensieri di routine... ma ripiegandoci così su noi stessi e sul nostro "da fare" rischiamo di perderci molto di ciò che ci circonda ogni giorno: persone, rapporti, emozioni, scambi, confronti, esperienze più reali di quelle che la rete può offrirci. 

Quindi, drasticamente, cosa c'è di meglio per invertire la rotta che alzare gli occhi al cielo? Ci accorgeremo così che è una splendida giornata, oppure che il profilo nero di alcuni alberi si staglia contro un tramonto rosato, o che la nebbia può causarci una malinconia più "genuina" di quella che ricaviamo da un link trovato su facebook. 

Nell'era della condivisione, è bello porre attenzione al cielo, trovare lo scorcio che più ci fa emozionare (perchè ci rappresenta?) e condividerlo con altri che in posti diversi sono come noi col naso finalmente per aria. 

La validità pedagogica sta nel dare attenzione al QUI E ORA. Niente più della natura può spingerci a vivere e godere dell'attimo presente. Una cura infallibile contro ansia, brutti pensieri, angoscia e tristezza.
 

lunedì 26 ottobre 2015

Si riparte!

Questo post è di natura "personale" rispetto agli altri pubblicati fino ad ora.

Dopo un periodo che mi sono concessa per la maternità, riparto ufficialmente con l'attività di Pedagogista Clinica, iniziando una nuova avventura in uno studio privato presso l'Istituto Sant'Andrea di Empoli. Un'esperienza importante che spero di condividere con molte persone, per creare nuovi percorsi di aiuto, restiturire fiducia, sostenere e crescere insieme.

Buon viaggio a tutti ^_^

venerdì 23 ottobre 2015



Il Pedagogista Clinico è un professionista che accompagna la persona (di ogni età) attraverso un percorso di aiuto volto a ristabilire l’equilibrio psico-fisico in situazioni di difficoltà. Stimola la persona ad avere cura di sé ed a trovare in sé le energie di cui ha bisogno, tramite la riflessione ed esperienze educative.
Differenziandosi da un modello sanitario, non si concentra sui disturbi e le incapacità, non corregge né cura, ma considera l’individuo nella sua interezza ed ha come obiettivo quello di attivare e valorizzare, attraverso una relazione con matrice pedagogica, potenzialità e risorse. Nel tener conto delle difficoltà e dei disagi, delle abilità e disponibilità, questo professionista accompagna la persona verso il suo cambiamento e la conquista di nuovi equilibri.
(Professionista disciplinato ai sensi della legge 4/2013.)

Lo scopo dell’educazione è -in qualunque età e in qualunque momento- quello di stimolare la persona a scoprire in se stessa le proprie potenzialità e a sviluppare abilità e disponibilità.

Il percorso pedagogico clinico con i bambini è basato sulla ri-educazione negli ambiti in cui sono manifestate le difficoltà. Le metodologie d’azione comprendono:
-         Il gioco
-         Stimolazioni sensoriali e percettive
-         La fiaba
-         Immagini mentali
-         Gestualità e movimento
-         La musicalità
-        
Il percorso pedagogico clinico con gli adulti viene costruito tramite la riflessione della persona a proposito dei propri vissuti. Secondo le necessità individuali può essere completato ed arricchito da:
-         Manipolazioni corporee
-         Immagini mentali
-         Training induttivo
-        

mercoledì 21 ottobre 2015

"I colori della pedagogia"

Adesso che il blog si è arricchito e colorato di molti spunti e riflessioni, è arrivato il momento di spiegare il perchè del suo nome: I COLORI DELLA PEDAGOGIA.

Trovare un nome non è mai semplice. Si fanno liste, tanti vengono scartati, moltissimi potrebbero esser adatti ma nessuno è quello che cerchiamo davvero. Io desideravo un "biglietto da visita" (lo scopo del nome è questo) che esprimesse l'identità pedagogica del mio lavoro. 

Nelle attività di insegnante e pedagogista si affrontano svariate dimensioni, si salta da un argomento all'altro seguendo un filo comune, si spazia in luoghi, tempi e situazioni plurimi. Ognuno di questi elementi ha la sua propria identità, il suo colore. Mi occupo di scuola, di emozioni, di sostegno, di aiuto alla persona, di costruzione di percorsi sempre nuovi e personalizzati, di scoperta. Di colori.


La pedagogia è una scienza dalle mille sfaccettature colorate. 
Tutte da scoprire.

martedì 20 ottobre 2015

Qualità della vita

La qualità della vita è un valore molto soggettivo, in quanto anche a parità di condizioni oggettive la percezione può essere molto diversa a seconda delle persone: per realizzare il proprio benessere entrano in gioco le necessità e i valori personali. Ci sono però alcuni elementi che la definiscono, sui quali fermarsi a riflettere per capire da dove nasce il nostro eventuale disagio ed agire con obiettivi precisi per migliorarla.

La qualità della vita è data da:

- benessere emozionale (una persona sta bene quando i suoi bisogni primari fisici ed emotivi vengono rispettati, ad esempio i bisogni di appartenere, di comunicare, di interagire, ecc).

- relazioni interprersonali (sono la base per lo sviluppo della fiducia in se stessi, per la costruzione dell'emotività e per la gestione delle emozioni)

- benessere materiale (quello di base rientra nei bisogni primari)

- sviluppo personale ( la cura personale attraverso la soddisfazione sul lavoro, la ricerca di una dimensione spirituale da coltivare, l'ascolto delle proprie necessità)

- benessere fisico ( il benessere fisico e quello psicologico sono uno lo specchio dell'altro)

- auto- determinazione ( l'autonomia è il presupposto per la crescita personale; auto-determinazione significa essere in grado di scegliere e poter reagire agli stimoli in maniera personale)

- inclusione sociale (espandersi in una dimensione socio- spaziale per arricchire anche la società oltre che se stessi)

- diritti (privacy, possesso, giustizia, libertà di espressione e pensiero)

sabato 26 settembre 2015

Pedagogista clinico: per saperne di più



<< L’aggettivo “clinico” non è da intendersi nella sua accezione medica, ma definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto all’individuo o al gruppo. Questo specialista opera in linea con un progetto di trasformazione della società e valorizzazione di ogni singola persona; con la sua professionalità ormai ampiamente consolidata, lotta costantemente contro le carenze educative, l’ignoranza, l’insicurezza, difendendo ogni soggetto, sollecitando la progressione della collettività e muovendo verso un futuro di speranza (Pesci G., 2004b).
Per provvedere a ciò, il Pedagogista Clinico rivolge il suo impegno non alla “patologia”, e perciò al “malato”, ma alla persona che vive con disagio le caratterizzazioni evolutive e non patologiche derivate dai cambiamenti riscontrati nel corso dell’esistenza. Anziché adattarsi alle “carenze” del soggetto attuando un intervento fondato sul concetto di “insufficienza”, il pedagogista clinico conduce un recupero che parte dalle potenzialità del soggetto stesso: per aiutarlo proficuamente, lo specialista dà significato alle reazioni della sua personalità, a quell’insieme di forze e di spinte a cui quotidianamente questi è sottoposto, in modo tale da promuovere il superamento degli stati di difficoltà o disagio. Alla persona viene assicurata la possibilità di sviluppare e affinare tutte le proprie abilità e capacità potenziali; essa viene considerata nella sua globalità, come un’unità complessa, ricca di risorse interiori e che, per conseguire nuovi equilibri, necessita di un intervento clinico. Il progetto di recupero non trascura i turbamenti provocati dalle suddette difficoltà, ma allo stesso tempo realizza un’educazione strategica, egodinamica, polieducativa e olistica (Pesci G., Mani M., a cura di, 2007).
Lo specialista concretizza il suo intervento adottando metodologie capaci di favorire un’equilibrata evoluzione socio-relazionale e psico-affettiva e agevolare la formazione di una personalità forte che sostituisca le impressioni sconnesse, le preoccupazioni e i disagi intimi.
Questa figura professionale non si distingue dagli altri specialisti esclusivamente per la quantità e varietà di metodi adottati, ma anche per la specialità dell’approccio al soggetto, in quanto presenta un modo diverso di rapportarsi all’individuo e alla società intera. Il pedagogista clinico volge al progresso dell’uomo, si propone con incisività contro ogni conformismo e s’impegna professionalmente per contrastare la sanitarizzazione della società.  L’idea chiave per una politica nuova è la prevenzione realizzata per mezzo di una pedagogia clinica legata ad un progetto di valorizzazione del singolo uomo e tendente a ridurre i bisogni sanitari per agevolare il recupero delle energie vitali e lo svecchiamento globale ( Pesci S. e coll., 2009).
E’ questa un’identità professionale nata dai bisogni della società di oggi: le persone sono oberate da troppi consigli, troppe guide da seguire, dimentiche che nessuno tranne loro stesse può sapere quale sia la giusta strada da intraprendere. L’uomo attuale non ha bisogno di risposte, ma di mettersi in ascolto di sé, di ritrovare le proprie forze ergiche e di sviluppare una rinnovata fiducia nelle proprie potenzialità. >>

Tratto dalla mia tesi in Pedagogia Clinica "Transizioni - dalla difficoltà al cambiamento"